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Stelle, chiocciole e forchette: ma poi il personale è in regola?

È possibile una critica enogastronomica che giudichi anche legalità e sostenibilità dell’azienda-ristorante?

Un dibattito fra giornalisti e critici enogastronomici sulle dinamiche di un settore complesso, quello della ristorazione e della cultura del cibo, che nel nostro Paese è particolarmente sentito. Il confronto ha impegnato, durante il pomeriggio del primo giorno del Festival del Giornalismo Alimentare di Torino, Marco Trabucco di Repubblica, Valerio Massimo Visintin del Corriere della Sera di Milano – in incognito come al solito negli incontri pubblici per non essere riconosciuto quando si siede a tavola in un ristorante  – Davide Terenzio Pinto, noto ristoratore torinese e Antonella De Santis, del Gambero Rosso.

I temi delicati sono molti, dai menu fraudolenti al lavoro in nero, dalla violenza in cucina alla mafia della ristorazione, temi che il giornalismo nazionale ha il dovere di affrontare alla ricerca di una vera sostenibilità e trasparenza del mondo dell’enogastronomia. Anche perché, chiosa Trabucco, “la cucina sostenibile alla fine è anche quella più buona”.

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