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UOVA ARTATAMENTE RIMARCHIATE: I CASI COCCODI E DI LATINA

Tre dirigenti di Coccodì, leader ‘nella produzione di uova fresche da allevamenti biologici, all’aperto e a terra’, sono sotto indagine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cremona. Il motivo risiede nel fatto che 3 milioni di uova polacche e spagnole risultano siano  state artatamente rimarchiate come italiane e vendute. L’accusa è concorso di frode nell’esercizio del commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci.

Secondo gli accertamenti dei militari la Nuova Coccodì avrebbe distribuito uova straniere anche a marchio privato – per i quali invece avrebbe dovuto garantire origine 100% italiana – per un totale di 2.904.669 uova. Uova polacche e spagnole, vendute con marchio italiano o con riferimenti all’origine locale nella confezione, senza avvertire gli acquirenti della grande distribuzione e senza domandare una loro eventuale disponibilità ad accettarle data l’emergenza in corso.

Coccodì si sarebbe difesa adducendo di avere venduto a Carrefour uova polacche a marchio ’San Faustino’ per ‘stato di necessità’, a fronte dell’impennata della domanda durante l’emergenza Covid-19.  La domanda di uova fresche è effettivamente aumentata nel primo mese di lockdown, se pure compensata dal blocco del canale HoReCa (hotel, ristoranti, catering).

Ancora.

Il NAS di Latina ha effettuato un controllo coordinato con il personale del Servizio Veterinario dell’ASL Latina. Obbiettivo dell’ispezione un allevamento di galline ovaiole, all’interno del quale gli operatori hanno proceduto al sequestro di circa 6.700 uova poiché risultate prive di documenti che ne attestassero la provenienza. Durante il medesimo controllo, inoltre, è stata sequestrata una struttura carente dei requisiti igienici che era stata adibita a deposito per conto di una ditta laziale.

Il NAS di Pescara ha segnalato amministrativamente i titolari di una società agricola sita in provincia di Teramo. Il provvedimento è stato adottato in quanto i militari, nel corso di un’ispezione, hanno rilevato:

  • la carenza dei requisiti minimi strutturali per la produzione primaria di alimenti;
  • lo stoccaggio di latte privo di tracciabilità in locali privi requisiti minimi;
  • la detenzione di bovini privi di marchi identificativi in locali carenti per requisiti minimi sul benessere animale.

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