Home / Artigiani del Gusto / CAPORALATO: SI PAGA PIÙ LA BOTTIGLIA DEL POMODORO

CAPORALATO: SI PAGA PIÙ LA BOTTIGLIA DEL POMODORO

Quando si acquista una passata al supermercato si paga più per la bottiglia che per il pomodoro contenuto. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti diffusa in occasione del Tavolo interistituzionale di contrasto al caporalato .

In una bottiglia di passata di pomodoro da 0,700 litri in vendita mediamente a 1 euro quasi la metà del valore (45%) secondo la Coldiretti è il margine della distribuzione commerciale con le promozioni, il 20% sono i costi di produzione industriali (energia, manodopera, investimenti), il 20% è il costo della bottiglia con gli imballaggi, il 10% è il valore riconosciuto al pomodoro, il 5% ai trasporti.

Esiste  un evidente squilibrio nella distribuzione del valore lungo la filiera favorito anche da pratiche commerciali sleali che strangolano gli agricoltori con prezzi al di sotto dei costi di produzione.  L’analisi dei costi di produzione di una bottiglia di pomodoro è  particolarmente significativa rispetto a una preoccupante distorsione che caratterizza la catena del valore nelle produzioni agricole ed alimenta speculazioni.

Occorre spezzare la catena dello sfruttamento che si alimenta dalle distorsioni lungo la filiera, dalla distribuzione all’industria fino alle campagne dove i prodotti agricoli, dal pomodoro alle arance, pagati sottocosto pochi centesimi al chilo spingono le imprese oneste a chiudere e a lasciare spazio all’illegalità.

A circa tre anni dall’approvazione della legge sul caporalato l’esperienza dimostra che la necessaria repressione da sola non basta ed è invece necessario – sottolinea la Coldiretti – agire anche sulle leve economiche che spingono o tollerano lo sfruttamento, dalla lotta alle pratiche commerciali sleali fino alle importazioni low cost da Paesi a rischio dove viene addirittura sfruttato il lavoro minorile, forzato e sfruttamento delle minoranze, dal riso asiatico all’ortofrutta sudamericana fino alle nocciole turche che fanno concorrenza sleale alle imprese impegnate a garantire la tutela del lavoro, del territorio e della sicurezza alimentare. Quasi 1 prodotto alimentare su 5 importato che arriva in Italia  non rispetta le normative in materia di tutela della salute e dell’ambiente o i diritti dei lavoratori – a partire da quella sul caporalato – vigenti nel nostro Paese dove arrivano spesso con agevolazioni anche grazie agli accordi preferenziali stipulati dall’Unione Europea.  E’ necessario  che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro. Non è accettabile che alle importazioni sia consentito di aggirare le norme previste in Italia dalla legge nazionale sul caporalato.

E’  anche necessario arrivare al più presto  al recepimento della direttiva (UE) 2019/633 in materia di pratiche commerciali sleali del 17 aprile 2019 per ristabilire condizioni contrattuali più eque lungo la catena di distribuzione degli alimenti, con l’introduzione di elementi contrattuali e sanzionatori certi rispetto a prassi che finora hanno pesantemente penalizzato i produttori.

LA CATENA DEL VALORE

PASSATA DI POMODORO IN BOTTIGLIA DA 700 ML A 1 EURO

Margine lordo distribuzione 45%
Trasporti 5%
Costi di produzione industriale 20%
Materia prima agricola (pomodoro) 10%
Bottiglia e imballaggio 20%

Fonte: Stime Coldiretti

Guarda Anche

Dalla Puglia i primi vini agrivoltaici d’Italia: successo al Vinitaly

Si chiude con riscontri positivi la partecipazione della Vigna Agrivoltaica di Comunità alla 58ª edizione …