Home / Artigiani del Gusto / Al via la produzione in Italia del vino dealcolato

Al via la produzione in Italia del vino dealcolato

Si allarga la cultura del senza. Dopo la carne senza carne, il formaggio senza latte e il latte senza mucca, arriva il vino senza alcool. Il ministero dell’Agricoltura ha pubblicato le disposizioni attuative del decreto sui DEALCOLATI. Si riempie così un vuoto di legge che permette in Italia di “ridurre parzialmente o totalmente il tenore alcolico dei vini, dei vini spumanti, dei vini spumanti di qualità, dei vini spumanti di qualità di tipo aromatico, dei vini spumanti gassificati, dei vini frizzanti e dei vini frizzanti gassificati”

Si potranno quindi definire in etichetta come “dealcolati” i prodotti il cui titolo alcolometrico non sia superiore allo 0,5% e “parzialmente dealcolati” quelli compresi tra lo 0,5% e inferiore al titolo alcolometrico effettivo minimo della categoria che precede la dealcolazione.

Da precisare che non ci sono cambiamenti per i vini certificati Dop E Igp.

Questa normativa per il comparto vitivinicolo italiano potrebbe limitare a nostro avviso l’offerta originaria e originale del vino inteso semplicemente come vino. Prevedere la dealcolizzazione, significa eliminare tutti quei processi, quelle conoscenze e tecniche che in Italia arricchiscono tutta la cultura del vino. Snatura lo “spiritus” del vino, il lavoro del contadino e la professionalità dell’enologo o l’argomentazione del buon sommelier. Certo, la normativa apre alla produzione di nuovi prodotti, dealcolati appunto, che risponderanno ad una sempre maggior domanda sia italiana che estera, ma  sposa la cultura dello snaturamento di un prodotto. Nulla si può fare naturalmente di fronte ad un fenomeno che fattura già miliardi di dollari e che già in Italia , sembra assurdo, da tempo prevede un’offerta di alta tecnologia come visto all’ultimo Simei , Salone internazionale macchine per enologia e imbottigliamento. Le attrezzature e macchinari italiani hanno già attirato l’attenzione di produttori di vino americano, argentino, indiano e non solo. Macchinari italiani all’avanguardia per il  sistema di dealcolazione che permette l’abbassamento del grado alcolico del vino, nel “rispetto assoluto della sua struttura, del suo colore e del suo profumo”.

L’Italia stessa “vuole”  il vino dealcolato. Forse al di là di milioni di appassionati che non condividono questa “bevanda”  non trovando il tipico aroma e la palatabilità del vino. Ma quello che si ottiene è soltanto un prodotto che non ha nulla a che vedere con il vino che deriva invece da una trasformazione naturale dell’uva con i suoi lieviti, il suo mosto con lo zucchero e l’alcool appunto. Per ottenere un buon vino vengono coinvolte mille tecniche diverse a seconda del vitigno, del territorio e dell’enologo. Per ottenere il dealcolato invece si va “distruggere” tutto questo percorso. E’ necessario? Secondo il rinomato enologo Riccardo Cottarella si che con dispiacere, afferma,  “il dealcolato è un male necessario per fare fronte alla crisi della vendita del vino”.

Il vino dealcolato non è vino perché annulla tutto quel patrimonio aromatico e gustativo del vino che ha percorso nei millenni la cultura italiana e che è stato ottenuto da procedimenti naturali e tecniche professionali. Annullare tutto questo risponde soltanto ad una domanda di mercato che arricchisce ancor di più la cultura del senza. Andando incontro allo snaturamento di un prodotto che purtroppo già in Italia si sta provocando. Con tecnologie e dealcolati di aziende italiane che producono da tempo etichette sparlking alcohol free e cuvee Zero. Se da un lato dispiace dall’altro arricchisce.

 

 

 

Guarda Anche

L’agnello europeo e la qualità delle carni sarde Igp

L’agnello italiano. Nella grande distribuzione se ne propone poco. Visitando vari punti vendita a Roma …